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Su Fabbrica della Comunicazione la rubrica Dimensione Arte è cura di Giorgio Pandini – musicista e blogger.

Di Antonio Vivaldi resta un vastissimo catalogo di composizioni ma pochissime e scarne notizie biografiche, dopo la sua scomparsa il suo lavoro si è perso nell’oblio dei secoli finché grazie alle trascrizioni che delle sue opere ha fatto Johann Sebastian Bach e grazie al meticoloso lavoro di diversi musicologi il suo lascito artistico ha ritrovato la luce definitivamente.

La musicologia iniziò a mettersi sulle tracce dei suoi manoscritti, lentamente e grazie alla pazienza di alcuni musicologi, la sua musica iniziò a spuntare da diversi archivi privati in numerose parti d’Europa.

Una curiosità riguarda un violino opera di Nicola Amati, maestro liutaio di Cremona, che fu donato a Mussolini alla fine di novembre del 1930. Grazie al ritrovamento di un articolo del giornale La Stampa dell’epoca che riportava la notizia, si è poi scoperto che si trattava in realtà di uno degli strumenti appartenuti ad Antonio Vivaldi e da lui abbandonato a Venezia prima della sua frettolosa partenza finale per Vienna.

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